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Le Emozioni

 Le Emozioni

Che significato hanno per noi le nostre emozioni?

Emozioni, un tema centrale nella vita di ciascuno di noi, così amate, temute, evitate, ricercate, disprezzate o desiderate, ma sempre e comunque presenti. Cercando su internet la parola emozioni, Google vi suggerirà di completare la ricerca aggiungendo “Battisti”, “canzone”, “testo”. Sì, perché le emozioni sono da sempre l’aspetto della vita più cantato nella musica, quello maggiormente presente in letteratura, quello più espresso in ogni forma d’arte.

“Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi…emozioni”, cantava il grande cantautore italiano noto a Google. Questi versi, pur brevi, ben rappresentanoun’idea molto diffusa secondo cui le emozioni sarebbero qualcosa di contrapposto alla ragione, si tratterebbe di attività mentali separate e spesso in contrapposizione. Una lotta tra “mente calda” e“mente fredda” destinata a non estinguersi mai. Così possiamo identificarci tra coloro che riescono a non farsi influenzare dalle emozioni, coloro che riescono a mantenere il sangue freddo, ad essere distaccati in ogni circostanza e che in questo modo possono prendere decisioni fondate sulla ragione, sulla logica, sull’analisi del problema. Oppure possiamo identificarci tra coloro che vivono di emozioni, di sensazioni, quelli che “al cuor non si comanda”.

In questo conflitto inestinguibile, si insinua però una terza prospettiva, più complessa, che vede le emozioni non come un fattore distraente, ma al contrario necessario alle attività mentali degli esseri umani. Le emozioni ci forniscono infatti i motivi per agire e apportano il loro contributo in particolare quando andiamo incontro a qualche snodo cruciale nelle nostre giornate, nelle nostre relazioni, nelle nostre vite. Così corpo e mente appaiono strettamente connessi, in un connubio indivisibile in cui l’espressione di un benessere o malessere emotivo può tradursi sul corpo e viceversa. Così dolori e disagi fisici possono essere l’espressione di campanello emotivo che ci chiede ascolto e considerazione.

Nasce da qui la necessità di soffermarsi ad ascoltarle ea comprendere il significato che ogni emozione ha per noi stessi. Ognuno di noi ne ha un proprio repertorio, ogni emozione possiede uno specifico valore informativo in quanto portatrice d’indicazioni vitali rispetto alle esigenze e ai bisogni della persona in un dato momento, nelle relazioni con gli altri e con il mondo esterno.

Allora vale forse la pena fermarsi un attimo e chiedersi quanto siamo consapevoli delle nostre emozioni.

Proviamo ad immaginare, ad esempio, una piccola problematica quotidiana che può capitare a chiunque. Abbiamo appena finito di fare la spesa, è quasi l’ora di chiusura del negozio, ci abbiamo messo un bel po’ di tempo, perché il supermercato questo sabato pomeriggio è davvero affollato. Siamo arrivati alla cassa, fortunatamente la fila scorre abbastanza velocemente, è il nostro turno, ma al momento in cui la cassiera ci dice il totale della spesa ci accorgiamo di non avere il portafoglio…no, non c’è, non abbiamo neanche un libretto degli assegni (chi lo usa più?), o una carta di credito, né qualcuno che possa venire in tempo prima della chiusura, non ci resta che lasciare la spesa.

Cosa proviamo? Qual è l’emozione che ci suscita l’immaginarci in una situazione di questo tipo?

Bè, le risposte potranno essere diverse, alcuni avranno provato imbarazzo nei confronti della cassiera, altri nei confronti degli altri clienti, qualcuno si sarà arrabbiato con se stesso, qualcuno probabilmente si sarebbe arrabbiato con la cassiera…tutte modalità strettamente personali di vivere lo stesso evento, tante modalità di risposta emotiva differenti. E se pensiamo a quella emozione che ci è venuta in mente in questa situazione, è un’emozione che ci capita di provare raramente? O è l’emozione che più spesso entra in gioco quando affrontiamo piccole e grandi problematiche? Immagino che molti dei lettori potrebbero rispondere che è un’emozione che provano frequentemente in questo tipo di situazioni. Questo accade proprio perché abbiamo imparato nella nostra vita che quel tipo di risposta emotiva è funzionale, è permessa, è lecita.

Nelle nostre famiglie spesso non tutte le emozioni godono della stessa dignità. Lo stile educativo genitoriale può influenzare il modo in cui, anche da adulti, ci permettiamo di viverle e di esprimerle. Ci sono famiglie in cui ci si arrabbia molto, si discute, si litiga, in cui però, ad esempio, è meno lecito mostrare tristezza, o piangere di fronte agli altri. In altre famiglie può prevalere il senso di imbarazzo, di vergogna, il non sentirsi adeguati alla situazione esterna. In altre può essere considerato preferibile l’esprimere unicamente la gioia, il sorriso, anche quando non si sta poi così tanto bene.Le varianti possono essere infinite. Così Gotye, cantautore belga che ha riempito le nostre radio qualche estate fa, canta:“you can get addicted to a certainkind of sadness”, “si può diventare dipendenti da alcuni tipi di tristezza”, se questa è l’emozione che più spesso abbiamo imparato a provare. E allora può diventare difficile anche concedersi la gioia, il piacere, la serenità. Tuttavia questi aspetti, costruiti dalla nostra mente, non sono un destino immutabile, bensì qualcosa su cui ciascuno può agire attivamente.

Avere consapevolezza di cosa significhi per noi una certa emozione può permetterci di avere una maggiore comprensione delle nostre esperienze e di dare senso alla nostra vita. E quell’emozione che oggi chiamiamo “rabbia” o “paura” o “gioia” probabilmente non è la stessa emozione che da bambini, o dieci anni fa, chiamavamo con la stessa etichetta verbale. Probabilmente sarà diversa la sensazione che proviamo, sarà diverso il nostro modo di esprimerla agli altri, e sarà diverso ciò che decidiamo di fare in quei momenti. Questa consapevolezza, non può che essere strettamente personale e individuale.

Oggi più che in passato c’è attenzione nelle scuole, dall’infanzia alla primaria, ad una buona educazione alle emozioni, che favorisca nei bambini la capacità di riconoscere ciò che provano, e di imparare, già in tenera età, che non ci sono emozioni lecite ed emozioni da evitare; che ciascuno stato d’animo è legittimo e funzionale, anche quando è spiacevole, anche il sentirsi tristi, il sentirsi a terra, l’essere arrabbiati con qualcuno o con se stessi, il provare vergogna o imbarazzo, e che proprio attraverso la capacità di riconoscersi e legittimarsi certi stati d’animo è possibile vivere al meglio situazioni e relazioni.In quest’ottica, da adulti, e da genitori,risulta importante chiedersi quali siano le emozioni che ci permettiamo di esprimere, e quali permettiamo ai nostri figli.Ciò ci porta a domandarci se il nostro approccio ad esse funzioni al meglio per noi, e se ci faccia stare bene, o se piuttosto ci faccia sentire ingabbiati in qualcosa che vorremmo fosse diverso, e di conseguenza può permetterci di scegliere il cambiamento verso nuove prospettive.

Eleonora Gori - Psicologa Evoluzione InStudio

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